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Rabbia – Gestire la Rabbia

Controllare la rabbia

Per affrontare emozioni intense come la rabbia è possibile applicare semplici tecniche di rilassamento come la respirazione profonda diaframmatica, il rilassamento muscolare, il rilassamento per immagini. Queste tecniche una volta imparate ed applicate correttamente possono essere utilizzate in ogni occasione  in cui i sentimenti di rabbia hanno il sopravvento. Ci si può rivolgere a psicologi cognitivo comportamentali i quali non solo vi insegneranno le tecniche da applicare al bisogno ma vi insegneranno anche tecniche cognitive utili per comprendere le ragioni profonde della vostra rabbia. Oppure esistono libri o corsi specifici che insegnano queste tecniche.

Gestire la Rabbia con Tecniche Cognitive

Le tecniche cognitive tendono ad esplorare il nostro modo di pensare tenendo conto delle situazioni, dei pensieri e delle emozioni che viviamo istante per istante. Le persone irascibili hanno la tendenza ad utilizzare un linguaggio colorito che riflette spesso il pensiero interiore. Provare a sostituire alcuni  di questi pensieri disfunzionali (con uno psicologo che sa insegnare ed applicare la tecnica con metodo)  con pensieri più equilibrati può essere molto utile. Un esempio  potrebbe essere  una situazione in cui vi trovate e l’unico pensiero che avete in testa è “ sono rovinato, non ce la farò mai, è andato tutto nel verso sbagliato per colpa di….” Sostituirlo con un pensiero “ è frustrante, non ci voleva ed è comprensibile che io sia arrabbiato, ma non è la fine del mondo ed arrabbiarsi non risolverà comunque il problema”. Se con il primo pensiero la rabbia aveva un valore già abbastanza alto, supponiamo circa il 70/80%, con il secondo pensiero i sentimenti di rabbia diminuiscono al 40% un valore più accettabile e gestibile.

Quando si è in situazioni difficili in cui capita di arrabbiarsi spesso dentro di noi usiamo termini come “mai” “ sempre”, queste parole esprimono un certo rigore e  rigidità verso noi stessi e la situazione. Se da una parte servono a giustificare la rabbia dall’altra non aiutano a risolvere il problema e capita  anche che peggiorino il rapporto con chi potrebbe essere disposto ad aiutarvi a trovare una soluzione.

Rabbia controllo in situazioni e poblemi concreti

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Spesso  la rabbia e i sentimenti di frustrazione sono causati da problemi concreti e reali che fanno parte della vita.  Infatti non sempre la rabbia è un sentimento fuori luogo ma è un espressione sana in risposta a delle difficoltà. Talvolta  a rendere più complicate alcune situazioni vi è la convinzione culturale che per ogni problema esiste una soluzione, ma non sempre è cosi. In queste situazioni l’atteggiamento migliore non è quello di concentrarsi su una soluzione ma su come  riuscire a gestire ed affrontare il problema.

Rabbia gestirla con una comunicazione migliore

Le persone facilmente irascibili tendono a saltare a conclusioni estreme o ad agire in maniera incontrollata.  Una delle prime cose da fare quando ci si trova in conversazioni  accese è di rallentare e osservare attentamente le proprie risposte. Cercare di non dire mai la prima cosa che viene in mente ma riflettere su quello che stiamo per dire. Allo stesso tempo è bene ascoltare attentamente quello che l’altra persona sta dicendo, facendo ciò si ha tutto il tempo necessario prima di rispondere in modo inappropriato.

L’ascolto è un altro elemento molto importante nelle espressioni  di ira. Quando qualcuno esprime una critica su di noi  è normale provare sensazioni di frustrazione, agitazione e rabbia. In questi casi non bisogna dimenticarsi che lo scopo delle critiche non è necessariamente negativo, infatti sono fatte generalmente da persone che tengono a noi. Tener presente questo aspetto consente di assumere un atteggiamento costruttivo . Talvolta  l’uso dell’umorismo  contribuisce a disinnescare la rabbia e aiuta a mantenere un punto di vista più equilibrato.

Rabbia – rabbia repressa consigli

Il tempismo: alcune conversazioni che scatenano sentimenti di rabbia si svolgono quasi sempre negli stessi orari, tipicamente quando si è stanchi, distratti o nervosi.  Si pensi a quelle conversazioni con il proprio compagno/a che solitamente avvengono di sera  dopo una lunga giornata.  Gli argomenti trattati  a volte possono essere importanti. Cambiare abitudine e spostare le conversazioni che ci rendono più suscettibili alla rabbia in altri momenti della giornata in cui si è più tranquilli, potrebbe essere una soluzione o una condizione che migliora la gestione della rabbia.

Evitare:  a volte si presentano situazioni che fanno esplodere la rabbia. È importante tener presente che le situazioni non sono sempre modificabili. L’aspetto su cui bisogna focalizzarsi  non è la situazione oggettiva ma l’attenzione va spostata su sé stessi.  Comprendere cosa esattamente ci fa sperimentare le emozioni.
Esempio:  il disordine nella stanza ( di un collega, di un figlio, di un patner) ti rende furioso. Il comportamento corretto sarebbe mantenere la calma perché ci si è soffermati su di sé e non sul comportamento altrui.

Troverete una spiegazione della rabbia dal punto di vista picologico nel post successivo –> segue

Dr.ssa Valentina Bottasini
Psicologa Clinica
Studio Psicologo a Milano
www.psicologoamilano.com

Rabbia una spiegazione psicologica

Rabbia,  Che cos’è ?

La rabbia è un sentimento comune di cui tutti noi abbiamo fatto esperienza sia come semplice e fugace fastidio sia come vera esplosione di rabbia.

Proprio per questo è un emozione normale e sana che fa parte della natura umana. Nonostante ciò questo sentimento può trasformarsi in un elemento distruttivo nel momento in cui diviene un emozione incontrollata. Infatti può causare problemi, sul lavoro, nei rapporti personali, e ridurre la qualità della propria vita. In molti casi la rabbia ha il potere di farci sentire in balia dell’emozione e della situazione, è un sentimento percepito come imprevedibile e potente che ci può sopraffare.

La natura della rabbia

La rabbia è “uno stato emotivo che varia di intensità da lieve irritazione alla furia intensa e rabbia”, secondo Carlo Spielberger, uno psicologo specializzato nello studio di questa emozione. Come per altre emozioni, è accompagnata da cambiamenti fisiologici e biologici. Quando ci si arrabbia la frequenza cardiaca e pressione sanguigna tendono a salire, così come i livelli degli ormoni dell’energia (l’adrenalina e noradrenalina).
Può essere causata sia da eventi esterni che interni. Tra le cause esterne potrebbe esserci una persona specifica (come un amico, un collega, un supervisore) oppure un evento (un ingorgo nel traffico, un volo cancellato). Tra le cause interne che la scatenano potremmo trovare un eccessiva preoccupazione o rimuginio sui problemi personali che non trovano soluzione o che si presentano come costanti. Una altra causa potrebbe essere condotta a ricordi di eventi traumatici.

Come si espirme?

Il modo più naturale che abbiamo di esprimere rabbia è  spesso quello di esprimerci  in modo aggressivo, sia verbalmente che con azioni. quest’emozione è una risposta naturale ed adattiva che ci permette ci difenderci nel momento in cui siamo attaccati o percepiamo una minaccia reale, verso noi stessi o verso chi per noi è importante. Una certa quantità di rabbia è quindi necessaria ed importante per la nostra sopravvivenza.

In ogni caso le norme sociali e il senso comune ci pongono dei limiti nell’espressione di questa emozione, infatti non ci possiamo scagliare fisicamente contro ogni persona che ci irrita o infastidisce.

Le persone per questo adottano diversi tipi di processi sia a livello consapevole che inconsapevole per gestire i sentimenti di natura rabbiosa. Tre sono le principali strategie utilizzate:

L’espressione della rabbia: esprimere i propri sentimenti assertivamente e non aggressivamente è la modalità più sana  di esprimere questo sentimento, in quanto significa essere rispettosi di sé stessi e degli altri.

La repressione della rabbia: la repressione ha come obiettivo per il soggetto di sopprimere il sentimento spostando l’attenzione su qualcos’altro di più costruttivo. La pericolosità di questo atteggiamento è nella mancata espressione esterna del sentimento che si ripercuote in una dimensione interiore causando talvolta ipertensione o depressione o un disturbo del comportamento  passivo- aggressivo.

Tranquillizzarsi: è possibile controllare i propri sentimenti di rabbia all’interno di noi stessi tranquillizandosi. Questo comporta un estremo controllo sia a livello esteriore che interiore, e quindi l’adozione di tecniche specifiche.

L’obiettivo della gestione della rabbia è quello di ridurre i sentimenti emotivi e l’eccitazione fisiologica che provoca la rabbia. Non essendo possibile eliminare, o evitare, le cose o le persone che provocano rabbia,  né è possibile cambiarle,  si può solo imparare a controllare le proprie reazioni.

Perché alcune persone si arrabbiano  più di altre?

psicologo milano, studio psicologico, gestione rabbia, controllo rabbia, TERAPIA COGNITIVO COPORTAMENTALE, propbemi di copppia, emozioniAlcune persone si arrabbiano più facilmente e più intensamente rispetto ad altre. Ci sono persone che mostrano la loro rabbia in modi spettacolari ad alta voce, ed altre che sono costantemente irritabili e scontrose.

Le persone  piu inclini all’ira hanno generalmente una bassa tolleranza alla frustrazione, ossia  spesso pensano che non avrebbero dovuto essere sottoposti alla frustrazione, al disagio o al fastidio.  Difficilmente possono prendere le cose con tranquillità, sono particolarmente sensibili se la situazione sembra in qualche modo ingiusta. Un esempio potrebbe essere la correzione ad alta voce di un piccolo errore.

Quali sono le cause che rendono più suscettibili a quest’emozione?

Le cause possono essere molteplici. Una causa può essere genetica o fisiologica. Un altro può essere socio-culturale. La rabbia è spesso considerata come un emozione negativa, frequentemente viene insegnato che  esprimere  emozioni come ansia, tristezza, o altre emozioni va bene ma non esprimere la rabbia. Di conseguenza, non sempre imparariamo a gestirla o incanalarla in modo costruttivo. La ricerca suggerisce che il background familiare ha un ruolo fondamentale. Tipicamente, le persone che sono facili all’ira provengono da famiglie che sono dirompenti, caotiche.

Esprimere la rabbia e lasciarla andare

Alcune persone pensano che lasciarsi andare ad esplosioni di rabbia si meglio che trattenerla. Per questo usano questa loro teoria per legittimare i propri atti collerici. La ricerca ha scoperto che “lasciarsi andare ad  ed esprimere la rabbia può intensificare l’aggressività e non  contribuisce in alcun modo a risolvere la situazione o l’arrabbiatura verso una persona.

Gli psicologi e la scienza  suggeriscono che la cosa migliore che si possa fare per controllare questa emozione sia capire che cosa la scatena a livello profondo per saper riconoscere gli elementi attivanti e sviluppare strategie specifiche  per  gestirla nel miglior modo possibile.

Strategie per affrontare la Rabbia –> link

Dr.ssa Valentina Bottasini
Psicologa Clinica
Studio Psicologo a Milano
www.psicologoamilano.com

Mangiare di Notte, disturbo alimentare o disturbo del sonno? Lo psicologo risponde

La notte mi alzo per mangiare!Night eating syndrome? o disturbo dell’alimentazione?

I disturbi del sonno legati all’alimentazione si distinguono in due categorie che è importante e fondamentale saper distinguere. Una è la Night Eating Syndrome,  (sindrome dell’alimentazione notturna– Nes) mangiare di nottee l’altra è la Sleep-Related Eating disorder (Disturbo Notturno del Sonno associato al Disturbo dell’Alimentazione- SRED ).

La Nes, Sindrome dell’Alimentazione Notturna

Questo disturbo  dell’alimentazione serale è stato descritto per la prima volta nel 1955 da Albert Stunkard.
La NES è una combinazione unica di un disturbo dell’alimentazione, di un disturbo del sonno e di un disturbo dell’umore, viene anche descritto come un disturbo del ritmo biologico caratterizzato da un ritardo  nell’insorgenza dell’appetito di mattina e con la continuazione dell’assunzione di cibo durante la notte.

I principali sintomi  della Night Eating Syndrome sono:

  • scarso appetito o anoressia mattutina;
  • eccessiva e compulsiva alimentazione di sera e di notte;
  • difficoltà ad addormentarsi e necessità di mangiare prima come atteggiamento compulsivo;
  • frequenti risvegli notturni contraddistinti dalla necessità di mangiare per riuscire a riprendere sonno;
  • difficoltà a regolare le proprie emozioni;
  • presenza di stress o/e depressione;

Il quadro clinico delle persone affette da NES è dominato da tre problemi principali:

Alterazioni del comportamento alimentare:

Tipicamente le persone affette da NES si svegliano la mattina senza alcun appetito e tendono a saltare la colazione e a volte anche il pranzo. Verso sera ritorna il loro interesse per il cibo e tendono a mangiare in eccesso a cena e dopo cena. Inoltre, hanno episodi di alimentazione durante i risvegli notturni circa l’80% delle volte. Chi soffre di questo disturbo riferisce  di non riuscire a dormire a meno che non assuma del cibo e il mangiare prima di andare a dormire ha un effetto rilassate e calmante che  aiuta ad addormentarsi.

Alterazioni del sonno:

I risvegli notturni con uscite dal letto in chi mangia di notte e soffre di Nes è di 1 /2 volte a per notte e il primo risveglio si ha tipicamente a meno di 2 ore dopo l’addormentamento, e il secondo avviene dopo circa 1 ora e 30 dopo il primo. Al contrario chi non soffre di Nes e non ha altri disturbi del sonno difficilmente si sveglia e anche se capita non mangia mai durante i risvegli. Talvolta capita che chi soffre della sindrome da alimentazione notturna riferisca insonnia con difficoltà all’addormentamento.

Problemi emotivi:

Le persone affette da NES soffrono di vari problemi emotivi. Ad esempio la depressione è presente circa nel 45 % di persone con NES. I sensi di colpa sono frequentemente riportati per quello che si ha mangiato la sera prima, inoltre si associano a sentimenti di vergogna, scarsa capacità di autocontrollo e a un profondo senso di inefficacia. L’Ansia è un’altra emozione frequente che diminuisce con l’assunzione di cibo serale e notturna. L’ansia potrebbe aumentare con alcuni pensieri, come ad es. “se non mangio non dormirò”. Rabbia nei confronti di se stessi perché si ha perso il controllo sul alimentazione durante la notte. Imbarazzo per il loro comportamento o per l’aumento di peso. Stress che nel 75% circa dei casi aumenta gli episodi di alimentazione notturna.

Alcune persone con Night eating syndrome abbinano all’assunzione di alimenti anche quella di alcolici: tale sintomatologia è definita Night Eating/Drinking Syndrome (NEDS).

La terapia cognitivo comportamentale e la consulenza di uno psicologo per qualsiasi tipo di depressione o problematica emozionale è una delle scelte di trattamento utili per questo tipo di sindrome. Una trattamento breve e mirato potrebbe portare alla riduzione dei sintomi, ed a una maggior consapevolezza di sè.

Dr.ssa Valentina Bottasini
Psicologo Clinico
Studio Psicologo a Milano
www.psicologoamilano.com

Mangiare di Notte, Night Eating Syndrome? Sindrome dell’alimentazione Notturna

La notte mi alzo per mangiare! Ho la night eating syndrome?

mangiare di notte, night eating syndrome, psicologo milano, insonnia, disturbi del sonno, psicologo a milanoI disturbi del sonno legati all’alimentazione si distinguono in due categorie che è importante e fondamentale saper distinguere.  Una è la Night Eating Syndrome (sindrome dell’alimentazione notturna- Nes) e l’altra è la Sleep-Related Eating disorder (Disturbo Notturno del Sonno associato al Disturbo dell’Alimentazione- SRED ).

SRED,  Disturbo Notturno del Sonno associato al Disturbo dell’Alimentazione

Il disturbo del sonno associato al disturbo dell’alimentazione è primariamente  considerato un disturbo del sonno, nello specifico una parasonnia, nonostante abbia caratteristiche simili al disturbo alimentare del binge eating.

In questo disturbo specifico del sonno l’assunzione di cibo avviene in uno stato di sonno profondo.

Le persone che soffrono di SRED non hanno nessun tipo di consapevolezza durante l’episodio di alimentazione notturna, e non sembrano nemmeno consapevoli di ciò che stanno mangiando. Al risveglio nella maggior parte dei casi non vi è alcun ricordo dell’episodio, proprio per questa caratteristica di mancanza di consapevolezza sembrano ricordare episodi di sonnambulismo.

Generalmente quando le persone con SRED si svegliano e apprendono o trovano le evidenze del loro comportamento notturno si sentono imbarazzati si vergognano e possono aver paura di essere impazziti ed aver perso il controllo si sé. Talvolta anche davanti alle evidenze del proprio comportamento notturno alcune persone tendono a negare l’evidenza in quanto non hanno sinceramente nessun ricordo ed è difficile ammettere di aver perso il controllo in modo così evidente.

Il cibo ingerito durante gli episodi di Sred sembra essere un cibo ricco di grasso o di zuccheri, a volte si tratta di quel cibo che le persone si negano quando sveglie. È riportato in letteratura che in alcuni casi si hanno combinazioni di cibi bizzarre.

Chi soffre di SRED?

Sembrano essere affetti da Disturbo Notturno del Sonno associato al Disturbo dell’Alimentazione Dal 1 al 3% della popolazione generale e tra il 10-15 % delle persone con disturbi alimentari ne sono colpiti.

Questo tipo di alimentazione notturna può essere un problema cronico o saltuario comparire quindi raramente e in concomitanza a momenti di forte stress.

Caratteristiche di chi soffre di SRED

Sembrerebbe che chi mangia di notte ed ha questo disturbo sia generalmente molto stressato e ansioso. In concomitanza con il disturbo possono comparire sentimenti di rabbia verso se stessi per la perdita di controllo notturno,  inoltre possono comparire anche sintomi depressivi a  seguito dell’aumento di peso. L’aumento di peso infatti è una caratteristica molto comune in  questo disturbo del sonno legato all’alimentazione.

Un altro aspetto che spesso accumuna i mangiatori notturni è la dieta diurna che lascia affamati e vulnerabili alle abbuffate della notte in cui il controllo e la consapevolezza sono indebolite dal sonno.

Ipotesi sulle cause

La letteratura non ci da conforto in merito alle cause essendo un disturbo di recente scoperta e studio.
Attualmente tra le cause riconosciute vi è l’utilizzo di alcuni farmaci tra cui l’amitriptilina (un sedativo anti-depressivo) e lo zolpidem (un farmaco sedativo).

Altre cause che sembrano concorrere all’insorgere della patologia in esame  sono eventi scatenanti come l’encefalite, l’epatite autoimmune, la narcolessia, abuso di alcol, il fumo o lo stress.  Da uno studio scientifico di Mahowald e Schenck è emerso che poco più della metà di pazienti  con questo problema riportatava un passato emotivamente intenso.

 La SRED trova un associazione con il sonnambulismo, la sindrome delle gambe senza riposo, e le apnee notturne. Il sonno di queste persone può essere frammentato infatti spesso risultano essere stanche quando si svegliano.

La ricerca più recente indica che la SRED non è collegata con disturbi alimentari come l’anoressia nervosa o la bulimia; proprio per questa ragione si caratterizza più come un disturbo specifico del sonno appartente alle parasonnie che un disturbo alimentare.

Da alcuni studi sembra essere emerso che questo disturbo  abbia una componente genetica in quanto  ricorrente nelle famiglie.

Esiste una cura per chi ha la sindrome del mangiatore notturno e soffre di SRED?

Sì,  esiste un trattamento specifico per  chi mangia la notte durante il sonno. Il primo passo per iniziare è un colloquio clinico volto a stabilire nello specifico le caratteristiche del disturbo, la sua evoluzione e conoscerne l’impatto sulla vita della persona. In seguito potrebbe essere necessaria una notte o due in un  centro di medicina del sonno  per monitorare in vivo che cosa avviene durante la notte con una video-polisonnografia.

Talvolta vengono somministrati dei farmaci specifici, stabiliti con il medico specialista in medicina del sonno.

Sono anche utili gli interventi che riducono l’ansia  e lo stress per questo può essere utili rivolgersi a psicologi che non solo trattino l’ansia ma che conoscano anche i disturbi del sonno.

Dr.ssa Valentina Bottasini
Psicologo Clinico
Studio Psicologo a Milano
www.psicologoamilano.com

Depressione gestire i sintomi – Psicologo a Milano

Consigli su come iniziare a gestire sintomi della depressione

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Ci sono prove per dimostrare che aumentando i livelli di attività e partecipando a esperienze piacevoli si può aiutare a ridurre i sintomi depressivi. I punti seguenti forniscono le linee guida per aumentare le attività piacevoli e il senso di realizzazione.

  1. Fate una lista di attività o cose che dovreste completare ed di alcune attività trovavate o trovate piacevoli. Assicurasi di annotare il maggior numero di attività. Ricordatevi di elencare anche le attività che sono solo marginalmente piacevole.
  2. Partecipate a un’attività ogni giorno. Le attività dovrebbero essere raggiungibili e dovrebbero fornire un senso di realizzazione una volta completate. Cercare di aumentare la quantità di tempo per attività ogni giorno in maniera graduale.
  3. Pensate a ciò che avete realizzato dopo aver portato a termine un compito quotidiano. Quando partecipate ad attività piacevoli pensate agli aspetti positivi dell’esperienza. Parlate con gli altri chiedendogli quali sono per loro gli aspetti piacevoli e riflettete sulle esperienze positive.
  4. Ricordate che durante un episodio depressivo spesso viene a mancare la motivazione per svolgere il lavoro e le attività quotidiane e le cose che piacevano in precedenza potrebbero non sembrare  più piacevoli. Importante focalizzarsi sugli elementi positivi, non importa quanto piccoli, e ricordate che, come si inizia a stare meglio,anche il piacere per le esperienze  aumenterà.

Preoccupazioni e pensieri negativi

Cambiare i pensiero negativo e ridurre le preoccupazioni non è cosi facile come può sembrare. questo infatti è un campo in cui spesso le persone hanno bisogno di un assistenza psicologica.  Di seguito sono elencati alcuni suggerimenti per imparare a controllare le preoccupazioni e ridurre il pensiero negativo.

  1. Prendetevi il tempo per pensare a quanto siano realistici i vostri pensieri negativi. Provate a trovare pensieri diversi e più utili e delle posibili spiegazioni alternative per le circostanze.
  2. Evitare di parlare eccessivamente di pensieri e sentimenti negativi con colleghi, familiari o amici. Al contrario, cercare di concentrarsi sugli aspetti positivi delle situazioni. Il Pensiero negativo e parlare di argomenti negativi non aiuta a stare meglio
  3. Tienersi occupati e tenere la mente focalizzata su qualcosa. Evitare di avere momenti vuoti in cui non è  stato programmato nulla.
  4. Provate a pensare in positivo. Provate a fare una lista delle vostre abilità, capacità e identificate le tre cose più belle nel vostro ambiente, rievocate un periodo in cui eravate davvero felici,  o vi sentivate bene.
  5. Ogni giorno prendetevi circa  15 minuti durante i quali non farete altro se non rimuginare sui vostri problemi. Una volta terminato il tempo, dovrete lasciare tutte le vostre preoccupazioni alle spalle e iniziare a lavorare sui pensieri alternativi e migliori. Se durante il giorno si inizia a focalizzarsi sulle proprie preoccupazioni, ricordarsi che c’è un tempo designato per questo e spostate i vostri pensieri lontano dai vostri problemi con altri compiti e ricordate che nelle giornata avrete tempo per pensare alle vostre problematiche. Generalmente dopo un periodo in cui si applica questa tecnica, le persone iniziano ad avere difficoltà a riempire 15 minuti con le loro preoccupazioni.
  6. Tenete un diario dei vostri pensieri. Identificate i pensieri negativi
  7. Non prendere decisioni importanti di vita, come rinunciare il vostro lavoro o rompere una relazione, quando siete depressi. Ricordatevi che potreste non vedere voi stessi, il mondo, o il futuro in modo chiaro se siete depressi.

Irritabilità, agitazione e affaticamento

Essere irritabile o agitato è un aspetto normale della depressione. è  importante che le persone vicino a voi ne siano consapevoli in modo tale che possano essere il più pazienti e comprensivi possibile.

Di seguito alcuni consigli per aiutarvi a trattare con irritabilità ed agitazione.

  1. Comunicate se riuscite  quello che state attraversando ad amici, familiari e colleghi. Cercate di aiutarli a capire che se sembrate irritabili o agitati non è perché non si è soddisfatti con loro, ma piuttosto perché è un aspetto comune della  depressione. Ringraziarli per il loro supporto o suggeritegli come poter meglio continuare a sostegno per voi.
  2.  Quando vi sentite agitati o irritabili, fermatevi e calmatevi. Chiedetevi che cosa sta guidando le vostre emozioni. Se si tratta di pensieri negativi,  utilizzate le strategie delineate in precedenza.
  3. Praticate il rilassamento e le attività di meditazione regolarmente (se le fate) e organizzate dei momenti in cui parlare regolarmente  con una persona di supporto su come state affrontando la situazione, questo riduce notevolmente l’impatto delle esperienze irritatati e frustranti.
  4. Essere il più attivi possibile, nonostante la stanchezza. Tentate di pianificare le attività per riempire le ore libere della giornata. Le attività possono includere attività fisica, l’interazione sociale o anche le faccende domestiche di routine. Se l’attività sembra impossibile, cercare di sforzarsi di fare tre cose ogni giorno, come alzarsi dal letto, lavarsi i capelli, leggere, etc. Anche la più piccola quantità di attività è meglio di nessuna attività.

Cambiamenti del sonno

Un sonno regolare è estremamente importante per le persone che soffrono di depressione. Di seguito sono elencati alcuni punti chiave per aiutarvi a dormire bene.

  1. Alzarsi sempre alla stessa ora ogni mattina indipendentemente da come vi sentite.
  2. Evitate di dormire durante il giorno o fare sonnellini in prima serata.
  3. Riducete l’assunzione di tè e caffè ad un massimo di quattro tazze al giorno e non assumetele dopo le  quattro del pomeriggio.
  4. Se vi svegliate durante la notte, non state a letto cercando di dormire per più di 30 minuti. Alzatevi, andate in un’altra stanza e fate una attività rilassante, come leggere a luce soffusa, ascoltare musica o fate esercizi di rilassamento. Quando ci si sente assonnati, tornare a letto e provate a dormire.

Dr.bottasini
Psicologo clinico
Studio Psicologo a Milano
www.psicologoamilano.com